09/01/2004

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Questo blog chiude

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Era inevitabile. Ma prima qualche considerazione.
Il blog delle tre civette è nato essenzialmente con due scopi: rinfocolare i contatti con due amiche di vecchia data e risvegliare l’interesse di un uomo di cui sono stata molto invaghita per mesi. Entrambi questi obiettivi – come può aver intuito chi ha seguito questo blog – sono falliti. Il che significa che per me questo posto non ha più alcun senso di esistere, se mai ne ha avuto uno. E comincia anche a infastidirmi l’intestazione qui sopra, che fa riferimento ad altre due identità che non solo non scrivono, ma probabilmente neppure leggono quello che vi si scrive.
Tuttavia non ritengo fallimentare l’esperienza in sé. Dei blog sapevo poco o nulla, la mia opinione in merito non si discostava troppo da un’espressione che ha fatto storia: un popolo di segaioli orfani di editore. Non che mi sia totalmente ricreduta, ma quell’espressione ha perso per me ogni connotazione negativa. Questo mondo è tutt’altro che banale, ed è oggi è probabilmente l’unica forma di diffusione di notizie e di opinioni realmente libera e non soggetta a condizionamenti e censure. Non mi vergogno ad ammettere che oggi leggo molto più spesso – e più volentieri - i blog che i giornali. Aggiungo che a molti dei blogger che visito e con cui interagisco mi sono, con il tempo, sinceramente affezionata, ed è questa l’unica ragione per cui scrivo queste parole invece che limitarmi a smettere di inserire interventi lasciando questo posto agonizzare e defungere da solo per progressivo abbandono.
Prima di levare i battenti per sempre vorrei perciò ringraziare personalmente chi mi ha tenuto compagnia in questi mesi. Tra tutti un saluto e un ringraziamento particolare a Giavasan e al Finestraio, i miei preferiti. Un abbraccio anche al Sommo Poeta, al signor Palomar, a Passim, all’Invidioso, a Eric, e agli altri che hanno messo piede in questo blog. Oltre ai tanti altri che ho seguito, e che continuerò a seguire, e che potete vedere tra i miei link.
Parlo in prima persona, già, perché questa avventura di fatto – purtroppo - l’ho portata avanti da sola. E a questo punto da sola vorrei proseguirla. Se non cederò alla pigrizia aprirò presto un altro blog, con nuovo nome e nuove vesti. Anzi, se qualcuno volesse essere avvisato mi faccia sapere.
A presto dunque
REQUIEM

Eufrosine


di trecivette at 10:48:16 11 Commenti

22/12/2003

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... o come Snoopy?


Which Peanuts Character Are You?

Veramente questo cagnetto non mi è mai stato troppo simpatico. Molto meglio il fratello baffuto amico dei cactus. Mi sarei identificata più volentieri con lui (Spike) o con Lucy. Anche se la mia preferita resta Piperita Patty.
In ogni caso, grazie a Chica per il test.
Qualcuno ha altri giochetti del genere da consigliare?

Eufrosine


di trecivette at 10:55:40 5 Commenti

20/12/2003

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Come Platone

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Ho fatto un test. Mi dice che sono:

a Visionary Philosopher
This means you are highly intelligent and have a powerful mix of skills and insight that can be applied in a variety of different ways. Like Plato, your exceptional math and verbal skills make you very adept at explaining things to others — and at anticipating and predicting patterns.

Ogni tanto qualche soddisfazione.

Eufrosine


di trecivette at 00:31:47 Commenta:

16/12/2003

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Chi dà e chi prende

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Cambio di rotta. Viste le reazioni scatenate da temi impegnativi e scottanti come le faccine, oggi tornerò ad affrontare un argomento per cui i blogger si scaldano molto meno: il sesso.
Tranquilli, non vi racconterò nessun aneddoto personale. Mi limiterò invece a qualche considerazione generica.
Esistono radicate nella nostra cultura alcune espressioni relative al sesso che sono un assurdo scientifico. Per esempio quella secondo cui l’uomo “prende” la donna e quella secondo cui la donna “la dà”. Mi chiedo come questi grossolani errori possano essersi tramandati nei secoli. Biologicamente parlando, infatti, è l’uomo che “dà” o “concede” qualcosa, ed è sempre la donna che “prende”. Il concetto vale sia per la dimensione macroscopica dell’organo (anche se di organi macroscopici, purtroppo, se ne vedono pochini) sia per quella microscopica del seme. Di conseguenza è la donna che “possiede” l’uomo, in tutti i sensi.
Perché allora la realtà dei fatti è stata a tal punto travisata? Forse che la metafora del possesso è più radicata nella testa dell’uomo che in quella della donna? Non credo proprio. Mi sembra anzi vero il contrario. E’ più spesso la donna ad ambire al possesso dell’uomo. Così come è molto più diffusa nell’uomo la disponibilità a “concedersi” e a “darlo via” in modo indiscriminato. In questo senso la generosità maschile è veramente ammirevole. Ben difficilmente un uomo si nega con motivazioni del tipo “no scusa non mi piaci abbastanza e non vorrei ferirti” oppure “mi dispiace ma sono impegnato con un’altra persona”. In genere gli uomini omettono questi piccoli particolari per rivelarli solo in seguito.
Le donne, al contrario, sono molto più difficili, e ne scartano parecchi prima di prendere quello che le aggrada. A questo proposito mi chiedo allora perché certe espressioni irriguardose (come quelle utilizzate nei confronti delle reciproche madri dai commentatori del post precedente), che stanno di solito a indicare un atteggiamnto esageratamente disponibile all'accoppiamento, esistano solo al femminile. Forse perché nelle donne è un’eccezione mentre negli uomini la regola?

Eufrosine


di trecivette at 15:48:59 3 Commenti

13/12/2003

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L'insostenibile leggerezza delle faccine

emoticon1.jpg Riprendo una delicata questione sollevata da Squonk: l'abuso delle faccine.
Personalmente posso anche tollerare questo uso aberrante della punteggiatura, specie per le comunicazioni superficiali e brevi, ma mi oppongo con forza al loro utilizzo indiscriminato. Soprattutto quando diventa una sorta di DOVERE.
Un esempio per chiarire il concetto.
Io non mi arrabbio quasi mai. Quando alzo i toni di una conversazione virtuale, specie se per futili motivi, non immagino che l’interlocutore possa aversene a male. Ma sbaglio. Di recente mi è capitato di infarcire una banale osservazione di improperi e punti esclamativi. Il mio interlocutore si è immediatamente offeso e non mi ha rivolto più la parola per un bel pezzo. Non solo non ha preso in considerazione la possibilità di un sottofondo di ironia, ma neppure gli è venuto in mente, per dirimere ogni dubbio, di farmi una telefonata. La prova inconfutabile che i miei toni fossero pesantemente offensivi, secondo lui, era proprio la “mancanza di faccine”. Sarebbe bastato il simbolico accostamento di due punti-parentesi chiusa per evitare il malinteso.
Ora, io su questa faccenda delle faccine non sono assolutamente d’accordo. Sarà che il mio retroterra culturale di stampo classico non contempla tali anomali accostamenti di segni di interpunzione. Ma la questione vera è un’altra: io rivendico la libertà di infondere il dubbio nel mio interlocutore. La pretesa (tipicamente maschile) di chiarezza a tutti i costi senza alcuno sforzo di interpretazione è veramente scocciante. Quale grigiore caratterizza un mondo di tal fatta, così monotono, così prevedibile.
Purtroppo ho ceduto varie volte, per quieto vivere, a questa ridicola usanza. Ho perfino abusato della faccina che fa la linguaccia e di quella che strizza l’occhiolino. Ma oggi considero questo fenomeno preoccupante. Ogni malsana semplificazione dei rapporti umani ci banalizza e ci trasforma in patetiche macchiette. Di questo passo finiremo con il diventare noi stessi delle faccine.
Insomma: la comunicazione è una faccenda complessa. Sforzarsi di leggere tra le righe, imparare a conoscere le peculiarità di ogni singolo interlocutore può essere difficile. Ma la vita, ne sono convinta, acquista molto più senso.

Eufrosine


di trecivette at 12:00:18 27 Commenti

10/12/2003

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Il maniaco

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Si dice che ogni donna abbia un maniaco. Il mio risponde al più classico degli stereotipi: si aggira circospetto con un impermeabile chiaro, ha una barba lunga e scomposta e una voce strascicata e flebile. L’ho conosciuto una decina di anni fa. Purtroppo non l’ho riconosciuto subito come tale, nonostante i molteplici indizi. Ma che ci volete fare, ero giovane e ingenua. Mi fermò per strada dicendosi incantato dal mio fascino e dalla mia bellezza. Già lì avrei dovuto capire che qualcosa non tornava, invece fui vanesia e non mi sottrassi a quelle lusinghe. Mi sembrava un signore ammodo, un po’ strano sì, ma educato e gentile. Si mostrò affascinato da tutto ciò che mi riguardava, andando in visibilio quando gli dissi che scrivevo sui giornali. Mi convinse perfino, ahimè, a riferirgli il mio nome, di modo che egli potesse rintracciare la mia firma durante le sue letture. Lui disse di chiamarsi Marco, ma sono certa che non era la verità: con quella faccia (somiglia a quello della foto) era molto più probabile che si chiamasse Asdrubale o Ermenegildo.
Riuscì a risalire al mio indirizzo e mi scrisse svariate lettere, a cui ovviamente mai risposi. Mi inviò regali, tra cui una macchina fotografica e qualche libro. Poi riuscì a rintracciare anche il mio telefono, e a quel punto rivelò la sua reale natura. Mi chiamava da cabine in modo che non potessi risalire a lui, e mi poneva domande imbarazzanti e volgari. Aveva lui il potere, del resto: io non sapevo nulla di lui, lui tanto di me. Più volte siamo arrivati agli insulti, senza mai smettere di darci rigorosamente del lei.
Poi le telefonate si sono diradate ma non sono mai del tutto scomparse. Ogni tanto chiama, più o meno una volta all’anno, e sempre con perfetto tempismo: ha la capacità straordinaria di individuare i miei momenti più infelici.
Lo riconosco subito. Ha la erre moscia e uno stile molto personale, da corteggiatore d’altri tempi. Certamente sa dove abito. Magari mi segue. Magari un bel giorno me lo trovo davanti. Magari, una volta o l'altra, me lo aprirà quel benedetto impermeabile.

Eufrosine


di trecivette at 11:52:46 3 Commenti

10/12/2003

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Voglia di scaricarsi

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Se non altro non sono l'unica ad attraversare un brutto periodo. Anche al blog-poeta deve essere capitato qualcosa che non ha digerito molto bene...

P.S. Poeta, consoliamoci. C'è qualcun altro che sta vivendo, ben più di noi, il suo miserabile fallimento.

Eufrosine


di trecivette at 11:46:06 Commenta: